Ferrari 312 T2: La rossa dell'era moderna .

Ferrari Clay Regazzoni La sua presentazione risale alla fine del 1975, come evoluzione della vittoriosa “312 T”. Il suo debutto in gara è invece datato 1976, stagione che segna il suo esordio in occasione del Gran Premio di Spagna, quarto appuntamento della serie iridata. La monoposto si rivela presto efficace, come la progenitrice, ma il drammatico incidente accorso a Lauda nell'impegnativo tracciato del Nurburgring (che lo costringe a un ritiro forzato) pregiudica la stagione agonistica del driver austriaco, che porterà per sempre i segni dell'incendio che lo avvolse. A precludere l'affermazione nel Mondiale di quell'anno concorre anche il dibattuto ritiro al Gran Premio del Giappone, disputato su un circuito del “Fuji” pesantemente inondato da un diluvio di bibliche proporzioni. A fine campionato il titolo sfugge a Lauda per un solo punto: sarà Hunt ad aggiudicarselo!

Con l'arrivo della stagione 1977 le speranze della Ferrari si focalizzano su Carlos Reutemann che, in un sol colpo, sostituisce Regazzoni e si accattiva le simpatie aziendali. Ma dopo l'affermazione del driver argentino al Gran Premio del Brasile, sarà Lauda ad agguantare il trionfo in Sudafrica e a lanciarsi alla conquista del suo secondo Mondiale. Grazie ai successi raccolti in Germania e in Olanda e ad una oculata gestione delle strategie di gara, con valutazioni ragionate sui piazzamenti, Lauda riporta a casa l'alloro iridato. A contrastargli il passo, nel 1977, la Wolf di Scheckter e la minacciosa Lotus di Mario Andretti, grande avversaria delle “rosse” nel corso del campionato.

Dal punto di vista tecnico, la “312 T2” è abbastanza simile alla versione precedente: stesso motore 12 cilindri boxer, con potenza elevata a più di 500 cavalli ad oltre 12200 giri/minuto; stessa iniezione indiretta Lucas e medesima disposizione trasversale del cambio. Più evoluta sotto il profilo aerodinamico, la nuova creatura presenta un frontale affinato ed è priva del prominente air-scoop che caratterizzava il cupolone della “312 T”. Il telaio, a scocca autoportante con pannelli in alluminio rivettati su struttura in lega leggera di varie sezioni (in luogo del precedente traliccio di tubi di acciaio a sezione rettangolare) concorre al contenimento del peso della monoposto, che si conferma equilibrata ed incisiva.

Ferrari 312 laudaUno dei suoi punti di forza è l'eccellente propulsore boxer raffreddato ad acqua, dotato di basamento e teste in lega leggera, con canne cilindro riportate in alluminio, bielle da 112 mm, 4 valvole per cilindro e due alberi a camme in testa per bancata. La carrozzeria è in alluminio e materiali compositi; la lubrificazione è a carter secco. Le sospensioni sono a quadrilateri deformabili: anteriormente con doppi triangoli e gruppi molla/ammortizzatore entro bordo; posteriormente con braccio superiore, trapezio inferiore e puntone centrale. Il cambio è a cinque rapporti più retromarcia, variabili secondo il circuito di gara. Più stretta e più bassa della progenitrice, la “312 T2” esibisce un passo più lungo, per una migliore stabilità in rettilineo. Essa si dimostra ancora una volta prodotto degno della più nobile e vincente tradizione del mitico marchio di cui si fregia.

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