Fiat 500: l'auto del miracolo economico.

Fiat 500 donnaCi sono automobili che passano alla storia per le innovazioni tecnologiche o stilistiche di cui sono portatrici. E ve ne sono altre che meritano di essere ricordate per quanto hanno saputo rappresentare nel vissuto quotidiano di una intera generazione o di un intero Paese . Poche riescono a unire entrambe le cose: tecnica e sentimento. E quindi a lasciare un segno indelebile, a diventare una sorta di icona della loro epoca. La Nuova 500 è una di queste. In 18 anni di carriera, dal 1957 al 1975, viene prodotta esattamente in 3.893.294 unità , porta gli italiani e anche molti europei, a soddisfare un bisogno di mobilità individuale che proprio dai primi anni 50 è in costante crescita.

Con la Nuova 500 finisce, ancor più che con la 600 (1955), anche la fase di emergenza postbellica della motorizzazione e dell'industria automobilistica italiana e inizia l'era della ricerca del confort, seppur minimo ed economico. Con la Nuova 500, con le sue quattro ruote popolari, il paese dei “Poveri ma belli” diventa o cerca di essere (e in parte ci riuscirà), un po' meno povero e soprattutto più libero di muoversi. Si conclude con la Nuova 500 anche la rinascita della Fiat e della sua gamma prodotti, dopo le devastazioni della II Guerra Mondiale.

Racconta Dante Giacosa, il “papà” della Nuova 500 così come della precedente 500 Topolino oltre che di tantissimi altri modelli, nel libro “Progetti alla Fiat prima del computer” che con l'uscita della 500, il cui lancio avviene il 4 luglio del 1957, la Fiat “vedeva realizzato il programma di rinnovo dei modelli principali in sostituzione di quelli nati prima della Seconda Guerra Mondiale”. Ad intervalli di due anni erano stati lanciati sul mercato internazionale i tipi 1400, 1900, 1100 - 103, 600, Nuova 500 e i loro derivati. Nel giro di 10 anni alla Fiat erano stati concepiti e messi in produzione quattro modelli base completamente nuovi che avevano le loro radici nella cultura tecnologica formatasi all'interno dei propri uffici e laboratori. Nessun modello italiano o straniero aveva influenzato lo sviluppo di questi progetti.

Fiat 500 rossaUna sottolineatura, questa, che oggi può apparire ridondante ma che invece è del tutto comprensibile per l'epoca cui si riferisce: la fine degli anni 40 e gli anni 50, quando in Italia operano la Lancia e l'Alfa Romeo, ancora autonome e quindi concorrenti della Fiat mentre all'estero, sia in Germania sia soprattutto negli Usa, l'industria nazionale sembra essere, per alcuni aspetti, ancora un passo in avanti.

Dante Giacosa racconta anche del lancio della Nuova 500 e dice che ”l'Ufficio Stampa, diretto da Gino Pestelli con accanto l'attivissima Mariuccia Rubiolo, sollecitava la mia collaborazione per il lancio pubblicitario”. Una volta scelto il nome “Nuova 500 per ricordare la tanto celebrata Topolino” arriva anche il messaggio, lo slogan che dice “a vent'anni dalla originaria 500 (la Topolino del 1936), nella scia di un uguale successo, la Nuova 500, completamente nuova, moderna, di minor prezzo, più economica, degna di succedere alla prima vettura utilitaria del mondo realizzata dalla Fiat”.

A Mirafiori, svela ancora Giacosa, viene coniato anche lo slogan “Piccola grande vettura”. Anche se il progettista, da uomo pragmatico qual è , taglia corto riferendo che “ la gente la chiamò più brevemente 500”. A 50 anni distanza dall' estate del 1957 e in un'era di tv anche sui telefonini cellulari, di riprese e servizi realizzati ovunque, è divertente rileggere che “il lancio avvenne in grande stile. La televisione si installò nell'officina di Mirafiori in una caldissima sera di luglio e anch'io venni chiamato per una intervista in diretta lungo la linea di montaggio”.

Da quella “caldissima serata di luglio” passeranno 18 anni e quasi 3,9 milioni di vetture costruite per arrivare ad un'altra caldissima giornata, il 4 agosto 1975: giorno in cui non più a Mirafiori ma alla SicilFiat di Termini Imerese (Palermo) verrà prodotta davvero “l'ultima”, almeno per la serie 1957-‘75, Nuova Fiat 500.

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