Maserati Ghibli

Battezzata con il nome di un vento che sferza impetuosamente il deserto egiziano, la Ghibli colpiva anche e soprattutto per il suo straordinario impatto visivo, che sarebbe bastato già da solo a conquistare gli acquirenti. Il suo stile straordinario era frutto del talento di un giovane Giorgetto Giugiaro, che all'epoca lavorava ancora con lo studio Ghia di Torino. Giugiaro stesso la descrive in questo modo: “Uno straordinario cofano particolarmente lungo e piatto, una calandra a tutta larghezza, fari a scomparsa, un parabrezza fortemente angolato, ampie luci di posizione che terminavano in un segmento verticale e fiancate estremamente pulite nonostante la linea della vettura risultasse molto mossa. Il posteriore era piuttosto alto, per motivi sia aerodinamici che funzionali (i due serbatoi si trovavano dietro l'asse posteriore e avevano un collo molto allungato).”
Henry Ford II rimase così colpito dalla Ghibli che, a quanto si dice, contattò la famiglia Orsi cercando di acquistare la società. Altri proprietari illustri della Ghibli furono Sammy Davis Jr, Peter Sellers e Jean-Paul Belmondo. maserati ghibli

Questa autentica GT purosangue montava un propulsore da 4,7 litri in grado di sviluppare una potenza di 315 CV. Il motore V8 con doppio albero a camme in testa e carter secco alimentato da quattro carburatori a doppio corpo si differenziava da quello usato nello stesso periodo sulla Mexico e sulla Quattroporte, che era del tipo a carter umido. Concepita originariamente come una due posti pura – malgrado una lunghezza di 4,69 metri e un passo di 2,55 metri – fu poi messa in produzione come una 2+2.

Il telaio era caratterizzato da sospensioni posteriori a balestra semplici ma efficaci, come quelle utilizzate sulla seconda serie della Quattroporte lanciata negli stessi anni. Il progetto, affidato principalmente alla supervisione dell'Ing. Alfieri, fu presentato al Salone dell'Automobile di Torino verso la fine del 1966 sullo stand Ghia e i primi esemplari lasciarono gli stabilimenti nel marzo dell'anno successivo. Le scocche in acciaio (con cofano in lega) erano fabbricate da Vignale.

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